Passione, non perfezione

Da una grande giornalista e scrittrice come Oriana Fallaci «Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione» alla cantautrice contemporanea Lady Gaga «Se hai passione per quello che fai, un po’ di pazzia è inevitabile, probabilmente necessaria», ognuno vive in modo personale questo sentimento intenso, che turba nel profondo il nostro animo.

Per quel che mi riguarda, gentil sesso a parte, posso dire di aver sviluppato un’inclinazione così intensa ed un trasporto così vivo da poter essere definiti “passione” soltanto per la vela e la fotografia, due attività che adoro e di cui non potrei mai fare a meno: il praticarle è una tale fonte di gioia e di appagamento da non aver paragone con quanto investito in termini di tempo, energie e denaro.

Ho sentito molti affermare di essere appassionati di fotografia, anche se in realtà non credo sia sempre davvero così. Confido che i veri fotoamatori siano coloro che coltivano la fotografia come interesse e cultura dell’immagine, come comunicazione e forma d’arte; non semplici utilizzatori di macchine fotografiche da impiegare all’occorrenza e senza particolare interesse, ma iniziati con una buona padronanza della tecnica fotografica e dell’attrezzatura.

In sintesi: fotografi in piena regola, ma non per professione ! Quelli che fanno una levataccia alle quattro di mattina solo per fotografare l’alba od una rara specie di uccelli, che fanno viaggi in luoghi sperduti e non convenzionali in cui pesa più lo zaino fotografico che non la sacca con i vestiti, che girano per ore macinando chilometri per poi tornare a casa con soltanto una manciata di immagini accuratamente studiate.

Il tutto con i dovuti e numerosi distinguo: da chi ha semplicemente letto un manuale di fotografia, possiede un’attrezzatura modesta sapendola grosso modo usare, a quello che segue mostre, divora libri e workshop, arrivando a quello che possiede attrezzature di grande qualità e fotografa con risultati pregevoli da quaranta anni, capace di lasciarsi dietro un considerevole numero di così detti professionisti.

Nel mare magnum dei fotoamatori esperti ed evoluti, forse la più variegata ed eterogenea delle categorie di fotografi, mi colloco anch’io, grazie ad un hard disk pieno di foglie, animali, paesaggi, cascate setose e gocce d’acqua; montagne di libri di  tecnica fotografica e di fotografia vera e propria, un po’ di storia delle immagini, un continuo interesse per la gestione della luce, una discreta conoscenza di diffusori e modificatori, il cui unico scopo è quello di riuscire a descrivere, a comunicare, a trasferire le mie emozioni, a far arrivare un messaggio secondo il mio punto di vista, con una fotografia, senza alcuna logica di marketing, costrizione, ansia da consenso sociale o necessità di dover piacere per forza a qualcuno.

Tutti noi abbiamo un’idea di fotografia, di come un’immagine dovrebbe essere catturata, di quali particolari introdurre nella scena: la luce giusta, il soggetto perfetto, l’atmosfera ideale. Nel tempo cerchiamo di tradurre in realtà queste idee, questi ideali, rielaborando e rivedendo, riorganizzando e correggendo noi stessi. Uno degli obiettivi più importanti di un fotografo - di qualsiasi livello - è quello di migliorare sé stesso; un percorso molto lungo, praticamente a tempo indeterminato, che varia in funzione di noi stessi, delle nostre attitudini, delle nostre capacità: investiamo tempo, denaro, passione, energia, inseguendo una perfezione che però difficilmente raggiungeremo.

La possibilità di creare foto accattivanti si dovrebbe invece basare sulla visione e sull’istinto, nell’intento di catturare un momento, tanto fugace quanto unico; ci sono momenti, scatti, per i quali la perfezione tecnica non ha senso: un’enfasi eccessiva sulla tecnica tende a farci dimenticare il resto, il motivo per cui stiamo fotografando, ovvero la scena, il soggetto. Non per questo sto dicendo che le foto tecnicamente precise assumono minor valore rispetto alle foto ricche di atmosfera: entrambi gli aspetti possono tranquillamente coesistere ma non prevalere, qualora si voglia davvero realizzare una foto importante, personale, interessante.

In altre parole, non ha alcun senso cercare la perfezione stilistica, tecnica o compositiva, in quanto la vera differenza, ciò che rende una fotografia unica, è il fotografo. Noi. Il nostro modo di pensare e di vedere il mondo. Il nostro occhio. La “perfezione” fotografica è probabilmente proprio questo: essere a proprio agio con sé stessi, conoscere sé stessi. Essere in grado di vedere ciò che gli altri non vedono, saper cogliere l’attimo giusto al posto giusto. In sintesi, essere consapevoli di se stessi. Un qualcosa che non viene o non può essere insegnato a scuola, sui libri o sulle guide tecniche: i manuali possono aiutarci ad intaccare la crosta superficiale, ma il viaggio nel profondo, alla scoperta di che tipo di fotografo siamo, è un qualcosa da capire giorno per giorno.